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Perché c’è un contratto tra sposi e wedding planner

Alle coppie con cui lavoro faccio sempre firmare un contratto, che negli anni (e con l’esperienza) è diventato sempre più articolato. Ho registrato un’intervista a The Blond Layer per la nuova edizione della Elisabetta Bilei School, per condividere con i miei iscritti un punto di vista così prezioso (non a caso, mesi fa, avevo chiesto a Valentina di rivedere il mio contratto).

Partiamo da questo principio: un contratto tutela entrambe le parti. Tutela voi e tutela me, cerca di descrivere le situazioni in cui ci possiamo venire a trovare, normandole, per la serenità di tutti. Penso che un contratto sia una forma di cura che ho nei vostri confronti, e anche in quelli di me stessa.
Il mio contratto è lungo 6 pagine, ma oggi vorrei vedere con voi 3 aspetti e provare a spiegarvi il mio punto di vista e come con Valentina siamo riuscite a metterlo nero su bianco.

Il recesso

Questa è la clausola su cui cerco di soffermarmi, perché capisco possa spaventare. Nel momento in cui ci troviamo a firmare un contratto, probabilmente i rapporti tra di noi sono ottimi, c’è molta complicità e affinità. Ma un anno, o forse due, possono essere difficili da far passare. Il percorso per organizzare un matrimonio non è sempre lineare, a volte è più tortuoso e incontra momenti complessi. Detto questo, io in tutti questi anni non ho mai abbandonato nessuno dopo la firma del contratto. Nessuno. E solo una coppia lo ha interrotto a metà, quest’anno. Per dirvi che non sono una che molla, non è nel mio stile. Una volta ho gestito un matrimonio con la febbre e la bronchite, e per fortuna quando sono finita in rianimazione era febbraio, e ho avuto tutto il tempo per riprendermi: ma il futuro non lo conosco, e nemmeno voi. Io spero sempre che vada tutto al meglio, ma se dovesse capitare qualcosa di brutto a me o una persona cara, penso possiate capire da soli che ci siano delle priorità nella vita.

E se invece foste a voi a non sopportarmi più? Davvero vorreste portare avanti una relazione nell’organizzazione del vostro matrimonio fino al vostro giorno più importante, perché nel contratto che avete firmato non c’era modo di liberarvi di me?

Cosa succede se io non posso esserci

Il contratto parla anche di questo. Secondo voi, io non vengo al vostro matrimonio perché non ne ho voglia o sono stanca? Deve esserci un grave motivo, se non posso venire. Ma sono fortunata: ho delle colleghe che stimo e delle splendide assistenti, a cui so di poter delegare ogni cosa.

Quindi, di nuovo, il mio desiderio è che voi abbiate il servizio che avete scelto così come lo avete scelto, senza dubbi o paure. Se io non ci posso essere, ci sarà qualcun altro di fidato che porti avanti tutto ciò che io ho iniziato. Se invece scegliete una data che è già occupata da un’altra coppia, ve lo dico subito e se vi posso seguire nel percorso mi farò affiancare nella parte finale del coordinamento del percorso dalla persona scelta. È successo l’anno scorso proprio in questi giorni, con 2 matrimoni da gestire il 28 settembre: la seconda coppia che mi ha scelto lo ha fatto consapevolmente che quel giorno sarebbero stati seguiti da un’altra persona (e così ha fatto la magnifica Silvia Chapeau), ma è diverso da quando io fisicamente sono impedita nell’andare a un matrimonio.

Cosa faccio con il mio lavoro

Il mio è un lavoro consulenziale: vi aiuto in ogni aspetto organizzativo e logistico del vostro matrimonio. Partecipo ad ogni appuntamento, vi guido nelle scelte, coordino i fornitori, i tempi della giornata. Vi supporto sempre. Ma le decisioni sono vostre, e io compito è rispettarle pur consigliandovi al meglio. Non faccio la grafica, la fiorista, la fotografa: faccio la vostra wedding planner, vi consiglio per il meglio e metto a frutto le mie competenze e la mia esperienza perché tutto sia come lo sognate.

Capite bene, quindi, che la fiducia è parte integrante del nostro processo lavorativo, perché per quanto mettiamo nero su bianco gli imprevisti (li abbiamo visti alcuni nel post della scorsa settimana) sono sempre dietro l’angolo, ma io lavoro perché voi possiate non subirne le conseguenze. Ma lo posso fare solo se abbiamo firmato un contratto prima di iniziare, perché vuol dire che anche da parte vostra c’è un impegno e un’assunzione di responsabilità.

Mi permetto di dirvi anche che contestualmente alla firma dell’accordo c’è il versamento della caparra: tutte le modalità e i tempi di pagamento sono stati regolamentati nell’accordo, ma la caparra serve per bloccare la data e per dare il via alla collaborazione. Ad esempio, per i matrimoni sposati causa Covid (sia durante i decreti che ne impedivano l’attuazione sia quelli successivi, ma che hanno ugualmente subito un posticipo) c’è stata un’integrazione all’accordo da sottoscrivere, in cui ci impegniamo in una nuova data e ci accordiamo per i successivi pagamenti restanti.

Di nuovo, ripeto, a me sembra ambo le parti un’assunzione di responsabilità e una reciproca tutela, e mi sembra di fare gli interessi di tutti comportandomi in modo professionale. Sbaglio?

PS: poi lo sapete vero che gli abusivi, quelli senza partita iva, ovviamente non hanno nessun contratto da farvi firmare? 

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Mi chiamo Elisabetta e sono un'organizzatrice di matrimoni su misura: affianco gli sposi nella costruzione del percorso che li porterà al giorno delle nozze, con originalità e affidabilità. Sono curiosa e sorridente, ho sempre con me un quaderno e tante idee.
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